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Che cos’è la sindrome di Stoccolma?

La sindrome di Stoccolma è comunemente legata a rapimenti e situazioni in cui alcune persone vengono prese in ostaggio e finiscono per provare sentimenti positivi e a simpatizzare i propri rapitori. Oltre ai famosi casi di crimine, le persone comuni possono sviluppare questa condizione psicologica in risposta a diversi tipi di trauma. La sindrome di Stoccolma si chiama così a causa di un caso accaduto a Stoccolma nei primi anni Settanta. 

Cos’è la sindrome di Stoccolma?

La sindrome di Stoccolma è una risposta psicologica. Succede quando ostaggi o vittime di abusi si attaccano a rapitori o aggressori. Questa connessione psicologica si sviluppa nel corso di giorni, settimane, mesi o addirittura anni di prigionia o abuso. Con questa sindrome, ostaggi o vittime di abusi possono finire per simpatizzare con i rapitori / aggressori. Questo è l’opposto della paura, del terrore e del disprezzo che le vittime dovrebbero avere in queste situazioni.

rapimentoNel corso del tempo, alcune vittime finiscono per sviluppare sentimenti positivi nei confronti dei loro rapitori / aggressori. Possono persino iniziare a sentirsi come se condividessero obiettivi e cause comuni. La vittima può iniziare a sviluppare sentimenti negativi nei confronti della polizia o delle autorità. Possono essere turbati da chiunque cerchi di aiutarli a fuggire dalla situazione pericolosa in cui si trovano.

Questo paradosso non accade a tutti gli ostaggi o vittime, e non è chiaro perché si verifica quando accade. Molti psicologi e professionisti medici considerano la sindrome di Stoccolma un meccanismo di coping o un modo per aiutare le vittime a far fronte al trauma di una situazione terrificante. In effetti, la storia della sindrome può aiutare a spiegare questo fatto.

Si parla di Sindrome di Stoccolma inversa invece, quando i sentimenti d’affetto vengono ricambiati da parte dei sequestratori. Questo fenomeno è stato riportato anche a livello cinematografico. C’è chi l’ha rivisto nel cartone animato Disney de La bella e la bestia, oltre a essere stato trattato in modo positivo nella conosciutissima serie de La casa di carta.

Dove è iniziato tutto?

Stoccolma
Il palazzo di piazza Norrmalm a Stoccolma in cui avvenne la rapina nel 1973

La sindrome di Stoccolma risale a secoli fa, ma solo nel 1973 venne riconosciuta come un disturbo mentale, quando il 23 agosto dello stesso anno, Jan-Erik Olsson, un uomo di 32 anni evaso dal carcere di Stoccolma, entrò armato in banca prendendo in ostaggio quattro impiegati, tre donne e un uomo e come riscatto chiese la liberazione di un altro detenuto. Dopo sei giorni, mentre il criminale si arrendeva, gli ostaggi lo abbracciarono pregando la polizia di non fargli del male e rifiutandosi di testimoniare contro il rapitore.

Successivamente a questo caso, psicologi ed esperti di salute mentale attribuirono il termine “sindrome di Stoccolma” alla condizione che sorge quando gli ostaggi sviluppano una connessione emotiva o psicologica con le persone che li hanno tenuti in ostaggio.

Esempi di sindrome di Stoccolma

  • Patricia Campbell Hearst. Chiamata anche Patty, la ricca ed ereditaria nipote dell’uomo d’affari e direttore di giornale William Randolph Hearst fu rapita nel 1974 dall’Esercito di Liberazione Simbionese (SLA). Durante la sua prigionia, rinunciò alla sua famiglia e decise di adottare un nuovo nome. Due mesi dopo il proprio rapimento prese parte ad una rapina in banca insieme ai suoi rapitori. Hearst successivamente fu arrestata e usò la sindrome di Stoccolma come difesa nel suo processo. Questa difesa però non funzionò e fu condannata a 7 anni di carcere;
  • Natascha Kampusch. Nel 1998, Natascha, all’età di 10 anni, fu rapita e tenuta in una stanza buia e isolata. Il suo rapitore, Wolfgang Přiklopil, l’ha tenuta prigioniera per più di 8 anni. Durante quel periodo, l’uomo abusò della ragazza fisicamente e psicologicamente minacciandola addirittura di ucciderla in caso sarebbe scappata. Natascha riuscì a fuggire e Přiklopil si suicidò. I resoconti giornalistici dell’epoca riportano che la ragazza “pianse inconsolabilmente”.
  • Giovanna Amati, futura pilota automobilistica, e figlia dell’industriale cinematografico Giovanni Amati, fu sequestrata nella villa famigliare nel febbraio 1978. Dopo lunghi giorni di trattative, il padre pagò un riscatto di 800 milioni di lire così Giovanna fu liberata il 27 aprile. Fu un rapimento molto chiacchierato in quando si raccontava che la ragazza si fosse invaghita del suo rapitore che fu arrestato qualche giorno dopo a Roma.

    sindrome di Stoccolma
    Patty Hearst

La sindrome di Stoccolma nella società di oggi

Mentre la sindrome di Stoccolma è comunemente associata a una situazione di ostaggio o rapimento, effettivamente può applicarsi ad altre circostanze e relazioni:

  • Relazioni abusive. Alcune ricerche hanno dimostrato che le persone abusate possono sviluppare attaccamenti emotivi al loro aggressore. L’abuso sessuale, fisico ed emotivo, così come l’incesto, possono durare per anni. Durante questo periodo, una persona può sviluppare sentimenti positivi o simpatia per la persona che ne abusa.
  • Abusi. Gli aggressori spesso minacciano le loro vittime nel peggior modo possibile, anche con la morte. Le vittime possono cercare di evitare il fastidio dell’aggressore osservando le regole. Gli abusanti possono anche mostrare gentilezza che potrebbe essere percepita come un sentimento genuino. Ciò può confondere ulteriormente la persona e portarla a un fraintendimento della natura negativa della relazione;
  • Allenatori sportivi. Essere coinvolti nello sport è un ottimo modo per le persone di costruire abilità e relazioni. Sfortunatamente, alcune di queste relazioni delle volte possono essere negative. Le tecniche di allenamento dure possono persino diventare abusive. L’atleta può arrivare a pensare che il duro comportamento dell’allenatore è per il proprio bene e questo, secondo uno studio del 2018, può eventualmente diventare una forma di sindrome di Stoccolma.

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