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venerdì, Luglio 19, 2024

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Chi ha inventato le note musicali?

Oggi le note musicali sono utilizzate in tutto il mondo e apprese a fondo da tutti coloro che vogliono fare esibizioni in campo musicale. Le note musicali hanno alle spalle una storia vastissima, risalente a qualche migliaio di anni fa. A quel tempo erano solo incisioni che sembravano totalmente diverse da quelle che usiamo oggi, ma ora tutto il mondo musicale affonda le radici proprio in quelle incisioni.

Dove e quando è apparsa la prima nota musicale?

Si ritiene che la più antica nota di questo tipo risalga a circa 2.000 a.C. e sia stata scoperta dagli archeologi a Nippur, l’attuale Iraq, incisa dai Sumeri con la scrittura cuneiforme su una tavoletta. C’erano iscrizioni su di essa sulla musica da suonare, e varie ricerche successive hanno dimostrato che quelle indicazioni si riferivano alle corde di una lira, la sua accordatura era raffigurata sul tablet. Queste tavolette rappresentano il primo esempio di melodie scritte nella storia trovate finora. 

Successivamente, nell’antica Grecia, un sistema di note musicali apparve nel VI secolo a.C. Al giorno d’oggi, ci sono diverse composizioni complete, ma anche frammenti che sono sopravvissuti al passare del tempo, che sono accuratamente conservati.

Invenzione note musicali

prime note musicaliTuttavia, i segni più vicini associati alle note musicali furono inventati da un monaco di nome Guido d’Arezzo. Guido ha contribuito notevolmente alla capacità nei cantanti nelle chiese dell’Europa occidentale di esprimersi musicalmente. Prima del tempo di Guido, i canti venivano trasmessi oralmente. Guido si rese conto che i cantanti lottavano per imparare a memoria canzoni dal repertorio della chiesa che diventavano sempre più lunghe. Così, pensò a uno strumento ingegnoso che avrebbe permesso a qualcuno di cantare, anche se non aveva mai sentito la musica prima: il pentagramma.  Aveva quattro linee, invece delle cinque che usiamo oggi. Così iniziò a usare una “notazione” di origine greca che utilizzava le lettere dell’alfabeto (A = la, B= si, C = do, D = re, E = mi, F = fa, G = sol).

Origine delle note musicali

Per i nomi delle note così come li conosciamo noi oggi, d’Arezzo si ispirò ad un canto latino che veniva solitamente cantato alla vigilia della celebrazione di San Giovanni Battista, intitolato “Ut queant laxis” ed è attribuito a Paolo Diacono. Notò inoltre che ogni versetto corrispondeva a una diversa tonalità così decise di prendere le prime lettere di ogni paragrafo per creare le note musicali. L’inno è il seguente:

«UT queant laxis
REsonare fibris
MIra gestorum
FAmuli tuorum
SOLve polluti
LAbii reatum
SAncte Iohannes»

Inizialmente, la nota C era chiamata Ut (oggi è usata solo nelle partiture del canto tedesco e gregoriano) fino a quando nel XVIII secolo il nome Ut fu cambiato in Do (per Dominus o Signore, anche se alcune fonti suggeriscono che fosse del cantante italiano Giovanni Battista Doni). La ragione principale di questo cambiamento era che l’uso di una sillaba che terminava in una vocale favoriva che potesse essere cantata meglio.

Nel XVI secolo la settima nota musicale, prese il nome che conosciamo oggi, SI derivata dalle prime lettere di San Juan (SancteIoannes). Dopo le modifiche apportate, nel XVI secolo le note divennero quelle che conosciamo oggi: DO, RE, MI, FA, SOL, LA e SI.note musicali

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