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venerdì, Luglio 19, 2024

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Da quando il rosa è femminile e il blu maschile?

Vi siete mai chiesti perché rosa è associato alle ragazze e blu ai ragazzi? Non è sempre stato così. Infatti, una volta era il contrario. I colori attribuiti in modo automatico a bambini e bambine è uno degli stereotipi più radicati e scontati legati alla differenza di genere. Vediamo perché il rosa è considerato femminile e quali punti di riferimento storici sono associati a questa spiegazione.

La tradizione antica

Per molto tempo i bambini fino all’età di sei anni indossavano abiti che ad oggi potremmo definire “neutri” in relazione al sesso; per esempio, abiti bianchi. La scelta del colore era di natura pratica, dato che i bambini piccoli si sporcano molto spesso, i vestiti bianchi potevano essere puliti con più facilità. I ragazzi un po’ più grandi invece, indossavano abiti di ogni tipo, compreso il rosa.

Negli ambienti nobiliari dell’Ottocento il rosa era preferito dagli uomini, dato che deriva dal rosso, un colore molto forte che era visto come simbolo di forza e viralità. Il celeste invece era associato al colore del velo indossato dalla Madonna per tanto indicava purezza femminile.

Esistono ampie testimonianze, a partire delle tuniche dei mantelli dei militari romani alle tuniche  delle uniformi dei soldati britannici nel XVIII e XIX secolo, entrambe di colore rosso. Dal momento che i ragazzi erano considerati le versioni “sbiadite” degli uomini, non era affatto inappropriato per un ragazzo indossare il rosa.

Tuttavia, nell’Ottocento se una madre voleva mettere al suo bambino con un vestito rosa invece che bianco, non violava alcuna tradizione culturale.

I cambiamenti del Novecento

Durante i primi anni del Novecento, negli Stati Uniti d’America, non esisteva ancora una attribuzione dei due colori in base al sesso. Il rosa era adatto tanto ai maschi quanto alle femmine e viceversa.

Uno dei primi riferimenti all’attribuzione dei colori in base al sesso si trova in “Piccole Donne” di Louisa May Alcott, dove un nastro rosa viene usato per identificare la femmina e un altro celeste per il maschio. La stessa Alcott definisce l’usanza come una “moda francese”, ancora non riconosciuta ovunque.

Nel 1918 su Earnshaw’s Infants’ Department, una rivista professionale per produttori di abbigliamento per bambini, venne pubblicato un testo per specificare che “la regola generalmente accettata è il rosa per il maschio e blu per la femmina”. Il motivo è che il rosa, essendo un colore più intenso e deciso, è più adatto per un maschietto, mentre il blu, che è più delicato ed elegante, è più bello per una bambina”.

Fu solamente durante la Seconda Guerra Mondiale che “il rosa per le ragazze ed il blu per i ragazzi” iniziò a prendere piede negli Stati Unit. La bambola Barbie fu introdotta sul mercato in quegli anni e consolidò la femminilizzazione del rosa. Il suo mondo era tinto completamente e volutamente di rosa, con tutte le sue declinazioni! Mentre gli uomini iniziarono a vestire con colori scuri, associati al mondo degli affari.

Durante gli anni ’60 e ’70, il rosa associato alla femminilità fu fortemente criticato, con i movimenti femministi e la messa in discussione delle tradizioni generali. Le donne cominciarono ad indossare stili più neutri, sprovvisti di dettagli riconducibili al sesso. Durante quegli stessi anni, il fumetto dei Barbapapà fu molto apprezzato e non era un caso che il padre fosse rosa e la madre nera.

Un’importante osservazione venne fatta da Jo Paoletti: “le convenzioni relative al colore e al sesso variavano non solo nel tempo ma anche nello spazio, e le convenzioni moderne potrebbero essere il risultato dell’influenza della moda francese”. La cultura francese tradizionalmente associava il rosa alle ragazze e il blu ai ragazzi, mentre nella cultura tedesca o belga l’associazione era esattamente l’opposto. Ma, siccome nel Novecento non era la Germania o il Belgio a dettare la moda, ma la Francia, la tradizione francese è quella che ha prevalso.

La svolta decisiva

Negli anni ’80 l’associazione dei colori divenne una tendenza chiara e stabile. Scomparvero i vestiti unisex e iniziarono ad esserci degli standard riguardo al mondo dei giocattoli: soldati e costruzioni per i ragazzi e bambole e pentole per le ragazze. Ad oggi sebbene sia evidente l’associazione di  questi due colori, in realtà non esiste alcuna regola. Ci sono uomini a cui piace indossare il rosa e donne che indossano l’azzurro.

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